Matera e il giardino delle tecnologie. Un centro dedicato alle innovazioni dell’agricoltura 4.0

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Il giardino delle tecnologie

Il Giardino delle tecnologie di Matera sarà un centro di trasferimento tecnologico dedicato all’agricoltura 4.0.

Il trasferimento tecnologico fa sì che conoscenze, tecnologie, metodi di produzione e servizi sviluppati da una serie di enti vengano resi accessibili a numerosi utenti in modo tale che questi possano, a loro volta, creare nuovi prodotti, processi, applicazioni e servizi.

Ciò implica che il Giardino delle Tecnologie di Matera può costituire una grande opportunità tanto per le scuole e centri di formazione del territorio, quanto per le aziende della filiera agroalimentare e, in generale, per il settore primario.

È un progetto nazionale che conterà anche sulle sedi di Torino, Roma, Bari, Prato e l’Aquila e che, finanziato dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), conta tra i suoi partner l’Università della Basilicata, il Comune, il Politecnico di Bari e il CNR.

Rispondendo all’essenza del progetto di cui fa parte – che è la Casa delle Tecnologie – il Giardino occuperà un’area di seimila metri quadri e permetterà di toccare con mano le ultime innovazioni disponibili in materia d’agricoltura, paesaggio e verde urbano.

I progetti di ricerca e sperimentazione sostenuti dalla Casa delle Tecnologie, collegati allo sviluppo delle reti 5G, prevedono l’utilizzo delle ultime innovazioni tecnologiche. Tra queste:

  • la blockchain: una particolare tecnologia in grado di registrare scambi e informazioni in modo sicuro e permanente;
  • l’IoT (‘Internet delle cose’): tutti gli oggetti acquisiscono un ruolo attivo grazie al collegamento alla rete;
  • il calcolo quantistico.

Il Giardino sarà momentaneamente ospitato nell’ex complesso monastico di San Rocco, sede dell’Hub per la tecnologia e l’innovazione della città di Matera dal 2019. La sede destinata al progetto è in fase di costruzione e dovrebbe essere operativa tra due o tre anni.

Lascia un commento