La tecnologia al servizio degli allevamenti bovini. Intervista a Giuseppe Magazzù

La tecnologia al servizio degli allevamenti bovini. Intervista a Giuseppe Magazzù

La community di iFarmers, oltre ad essere un punto di incontro e una vetrina per le aziende agricole, è anche uno spazio in cui dar voce agli esperti del settore.  In questo articolo vi proponiamo l’intervista a Giuseppe Magazzù, voce autorevole nel campo della tecnologia al servizio degli allevamenti bovini. Medico veterinario giovane, ma allo stesso tempo con una grande ed importante esperienza alle spalle.

Ciao, Giuseppe. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

Ciao, sono Giuseppe Magazzù, medico veterinario di Bologna ed originario di Messina. Formatomi in Irlanda tra allevamenti e cliniche veterinarie, sono poi tornato in Italia mettendo a frutto la lunga esperienza maturata nel settore zootecnico. Oggi vivo e lavoro a Bologna, dove svolgo diverse attività di consulenza medico veterinaria. Collaboro come consulente per un’azienda chimica che produce e commercializza prodotti destinati all’industria alimentare e zootecnica e tra i miei clienti annovero diversi allevamenti bovini per i quali offro i miei servizi di consulenza e di tecnologia applicata.

Quindi svolgi diverse attività, ma quale è il tuo cavallo di battaglia?

Sono un esperto di sensoristica animale. Mi spiego meglio. Dopo aver osservato attentamente le problematiche che di volta in volta mi vengono evidenziate dall’allevatore, la mia conoscenza degli strumenti attivometrici disponibili sul mercato mi consente poi di indirizzarlo verso l’utilizzo di sofisticati sistemi di monitoraggio. Sistemi, questi, utili a valutare la qualità della vita all’interno del suo allevamento, portando così numerosi benefici sia ai bovini (in termini di benessere animale) che ad egli stesso (in termini di maggiore redditività).

Interessante, puoi farci degli esempi di tecnologia al servizio degli allevamenti bovini?

Ad esempio, sono stato il primo in Italia ad importare un “sensore predittivo del parto” (trovato in Irlanda in una fiera zootecnica). Si tratta di un bracciale che si monta sulla coda dell’animale che, in base ai movimenti, permette all’allevatore di essere avvisato, con un anticipo da 1 a 3 ore tramite notifica sul proprio smartphone, che l’animale sta per partorire.

Essere avvisati dell’imminenza del parto consente di prevenire le numerose problematiche che potrebbero insorgere durante un evento così delicato (vitello troppo grande o posizionato male, la madre che non riesce a dilatarsi, vitello podalico che presenta posteriore invece che parte anteriore, parti gemellari…). Ciò consente di assicurare la presenza del personale di stalla che, con un intervento tempestivo, può salvare la madre o evitare la morte del vitello.

Un’altra tecnologia della quale gli allevatori possono avvalersi, anch’essa importata in Italia dalla Spagna, è il “monitoraggio GPS degli animali”. Questa tecnologia consente di monitorare gli spostamenti degli animali allevati allo stato brado o semibrado. Ciò al fine di reperire informazioni utili sulla loro geolocalizzazione, nonché di valutarne lo stato di salute in base ai parametri registrati dai sensori applicati su ogni capo. Anche in questo caso il personale viene avvisato con notifiche e allarmi sullo smartphone, attraverso il quale ha tutto sotto controllo.

E dal punto di vista scientifico, hai pubblicato qualcosa?

Si, ho avuto il privilegio di vedere pubblicato su una nota rivista internazionale il contributo scientifico dal titolo: “Calving time identified by the automatic detection of tail movements and rumination time, and observation of cow behavioural changes” (Previsione del momento del parto identificato dal rilevamento automatico dei movimenti della coda, dal tempo di ruminazione e dall’osservazione dei cambiamenti comportamentali della bovina), in collaborazione con stimati ricercatori e professori dell’Università di Bologna.

Tecnologia al servizio degli allevamenti bovini

Ci hai parlato spesso dell’Irlanda, è lì quindi che hai acquisito queste conoscenze tecnologiche?

Beh, l’Irlanda mi ha dato molto in termini di competenze e formazione sul campo. Ho vissuto in Irlanda per 7 anni, dove ho lavorato prima come operaio agricolo in tre diversi allevamenti e poi come assistente di un medico veterinario, esperto di “Embryo Transfer” e nonchè formatore accreditato (dal Dipartimento dell’agricoltura irlandese) di tecnici accreditati per fecondazione artificiale. È grazie a lui se sono diventato un tecnico per fecondazione artificiale bovina laico per poi, in seguito, iniziare a formarmi come medico veterinario. Per diversi anni ho anche gestito un allevamento bovino di 80 capi di razza Parthenaise nel quale ho seguito tutta la parte relativa al controllo: dall’alimentazione ai piani di accoppiamento, dalla sincronizzazione dell’estro (programmi di sincronizzazione) alla fecondazione artificiale, fino alle terapie di mantenimento degli animali.

L’esperienza lavorativa all’estero mi ha certamente consentito di arricchire il mio bagaglio di competenze e di esperienza.

Peraltro, le particolari condizioni climatiche irlandesi (clima atlantico) e le conseguenti difficoltà ad esso correlate hanno sicuramente contribuito ad un maggiore sviluppo ed impiego di tecnologie avanzate, da parte degli allevatori del posto, al fine di migliorare la redditività delle proprie aziende ed il benessere dei propri animali. Queste peculiarità relative al contesto allevatoriale e climatico irlandese mi hanno permesso di acquisire un know-how tecnico-specifico che porto con me nell’attività professionale quotidiana.

Parlaci del tuo rapporto con gli allevatori.

Nel corso degli ultimi 15 anni ho avuto modo di poter conoscere centinaia di allevatori e di confrontarmi con loro. La mia professionalità e le mie competenze tecniche sono state enormemente arricchite dalle loro osservazioni, esperienze e dai loro consigli. Ci sono aspetti del mestiere che necessitano di lezioni ed informazioni che non si trovano sui libri. Ritengo sia dunque estremamente importante tener sempre presente l’aspetto umano, esso a mio avviso non può assolutamente essere messo in secondo piano rispetto all’aspetto tecnico. Senza fiducia e senza la capacità di dialogo risulta impossibile comprendere appieno le problematiche di ogni allevamento, che rappresenta di fatto un microcosmo a sé stante. La scelta della foto che ho deciso di far pubblicare insieme a questa intervista non è casuale, difatti mi ritrae insieme ad un caro amico, Emanuele Nobile, un allevatore di bovini da carne di razza Limousine della provincia di Ragusa mentre stavamo verificando il funzionamento dei collari GPS. Emanuele è stato tra i primi allevatori in Italia a comprendere l’importanza della tecnologia applicata al monitoraggio degli animali da carne ed a darmi fiducia. Da anni collaboriamo insieme scambiandoci informazioni e lavorando ad un obbiettivo comune: crescere, sia professionalmente che umanamente.

A sinistra l’allevatore Emanuele Nobile, a destra Giuseppe Magazzù

Hai una frase che ti rappresenta e che vuoi comunicare ai nostri lettori?

“Non può esistere produttività senza benessere animale. Guadagno dell’allevatore e benessere animale costituiscono un binomio inscindibile”.

 

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