In forte crescita i GAS, Gruppi di Acquisto Solidale: un patto tra consumatori e produttori per un’agricoltura più sostenibile e un consumo più consapevole

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Gruppi di Acquisto Solidale

I GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, sono gruppi informali di cittadini che si organizzano per fare acquisti alimentari direttamente da piccoli produttori (locali, ma non solo): frutta e ortaggi, carne, olio, formaggi, conserve. L’unione fa la forza e in questo modo si spuntano prezzi vantaggiosi per tutti, grazie alla consegna di quantità importanti in un unico punto di ritiro.

I GAS sono un fenomeno in forte crescita: dal 2018 al 2020 hanno coinvolto quasi un milione di nuovi aderenti, secondo un’indagine svolta dall’Osservatorio internazionale per la coesione sociale presso l’Università di Padova. I gruppi locali sono almeno duemila, spesso organizzati in reti regionali.

Esperienze molto diverse, provenienti dal mondo del sociale, dell’università, delle parrocchie, o semplicemente vicini di casa, hanno in comune la volontà di sostenere le produzioni di qualità, andando oltre il semplice acquisto per creare una rete di relazioni e informazione reciproca.

La pandemia ha favorito questa forma di consumo responsabile, perché ha aumentato la propensione a comprare prodotti locali, ritenuti più sicuri, e perché molti produttori hanno attivato l’e-commerce, rendendo più facile questo tipo di acquisti.

Abbiamo raccolto la bella testimonianza dei GAS attivi nell’area del Parco agricolo Sud Milano, un’area vastissima, che vanta diverse centinaia di aziende agricole. Circa venti GAS di diversi Comuni del Parco, insieme ad altre realtà della società civile, hanno fondato nel 2008 il Distretto di economia solidale. “Il nostro obiettivo fu quello di favorire un percorso di sostenibilità ed eticità dell’agricoltura praticata all’interno del Parco, promuovendo ad esempio la conversione al biologico” racconta Vincenzo Vasciaveo, coordinatore del distretto e tra i fondatori del GAS di Baggio. “Allora le aziende biologiche erano solo cinque, oggi sono trenta. Cerchiamo di unire le forze per far sì che il Parco diventi un modello di sostenibilità non solo agricola, ma ambientale, coinvolgendo anche le istituzioni”.

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